Insieme per vincere la povertà.

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Cosa facciamo

Per far fronte ai bisogni della popolazione siriana colpita dalla crisi, Oxfam ha iniziato ad intervenire a sostegno dei rifugiati principalmente in Libano ed in Giordania attraverso il lavoro congiunto di Oxfam Italia insieme a Oxfam Great Britain e Oxfam Novib (Olanda)
. Noi nello specifico siamo al momento operativi in Libano in attesa di valutare insieme alle altre affiliate l’opportunità di iniziare ad intervenire anche dentro la Siria.

Oxfam in Libano

Zainah Ismail vive nella tenda di un accampamento con altre 3 famiglie

Oxfam lavora in Libano dagli anni della Guerra civile, 1975, con interventi di emergenza che si sono intensificati a seguito del conflitto con Israele nel 2006. L’aiuto umanitario, sempre sviluppato attraverso l’aiuto di Ong o associazioni locali, si è concentrato ai bisogni imminenti della popolazione: accesso all’acqua, alle cure primarie e ai beni di prima necessità e, ancora, riabilitazioni, attività agricole e ricreative seguendo un approccio quanto più integrato per rispondere ai bisogni a 360°. La crisi che interessa il Libano oggi è diversa dalle precedenti, non si tratta solo di ricostruire, ma di assistere un flusso di famiglie che abbandona casa, lavoro, affetti scappando dalla guerra e che arriva in un paese il cui strato socio economico non è in grado di integrarli ed assisterli. Data quindi la peculiarità del fenomeno, Oxfam sta rispondendo alla crisi siriana attraverso tre sue affiliate presenti sul campo: Oxfam Italia, Oxfam Great Britain e Oxfam Novib. Le tre Oxfam presenti hanno istituito un team umanitario di risposta rapida che comprende esperti umanitari generalisti e di settore, in particolare per quando riguarda fornitura di acqua, cibo e protezione ai diritti (WASH, EFSVL e Protection). (Per approfondire, leggi l’articolo di Paola Gennari su Marie Claire sui profughi siriani in Libano). Le azioni riguardano principalmente la distribuzione di vouchers per acquisto di cibo, beni di prima necessità ma fornitura di acqua, serbatoi, latrine e sostegno economico ai casi più disagiati per il pagamento dell’affitto. La componente di protezione è trasversale in tutti gli interventi e mira in particolare a garantire la tutela di bambini e donne, i cui bisogni vengono spesso trascurati in casi di crisi. L’attenzione alle categorie più deboli quali donne, bambini, anziani e portatori di handicap è stata ed è ancora oggi uno dei principi fondamentali dell’invento di Oxfam.

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Aree di intervento in Libano

Samira vive nella Bekaa Valley, LibanoIn Libano Oxfam ha condotto diverse missioni di analisi dei bisogni umanitari a partire dal mese di Agosto 2012. L’identificazione dei bisogni è stata aggiornata più volte per cercare di essere al passo con i continui cambiamenti presenti sul campo. Il rilevamento dei bisogni è stato condotto insieme ai partner libanesi locali nelle seguenti aree geografiche:
– Nord del Libano: area di “Tripoli + 5”1
– Aree palestinesi in tutto il Libano (campi profughi e raggruppamenti informali), con una particolare attenzione alla zona della Beqaa e nelle zone limitrofe a Beirut, Sidone e Tiro.
– Valle della Beqaa



Area di Zgharta (Tripoli + 5)

Per far fronte a questa emergenza, nel settembre 2012 la Federazione delle Municipalità di Zgharta, che comprende, oltre alla città di Zgharta, altre 25 municipalità, ha aperto un ufficio preposto alla registrazione degli sfollati siriani nonché ha attivato, grazie a fondi propri e donazioni della comunità locale, una rete di solidarietà per assicurare condizioni di vita dignitose agli sfollati. Un team di circa 60 volontari sta ad oggi assicurando un lavoro capillare di mappatura della presenza di profughi siriani nel territorio della Federazione, nonché mobilitando con varie iniziative la comunità ospitante al fine di soddisfare i bisogni primari dei rifugiati siriani. Ad oggi, la Federazione ha registrato circa 7.000 individui, su una popolazione totale libanese residente nelle 25 municipalità pari a circa 75.000 abitanti.

Valle della Beqaa e aree palestinesi a Balbeck, Beirut, Sidone e Tiro

Un’analisi dei bisogni in queste aree è stata effettuata attraverso i partner di Oxfam (Children of al-Jalil Center per il campo di Wavel a Balbeck, Najdeh e Nabaa per quanto riguarda le altre aree geografiche). Inoltre sono stati nominati alcuni consulenti per valutare i bisogni nei campi e nei assembramenti informali del Libano, in particolare per la fornitura di acqua e servizi igienici (WASH), l’assistenza alimentare e la fornitura di kit non alimentari. Sono state fatte inoltre interviste vari soggetti presenti nelle stesse aree (agenzie ONU, ONG, libanesi Enti locali) al fine di favorire il coordinamento e la condivisione delle informazioni durante la fase di analisi.
La Valle di Beqaa rappresenta uno dei punti di ingresso principale per i rifugiati ed è dove si trova il campo di Wawel (istituito negli anni ’50 per ospitare i profughi palestinesi). Dall’inizio della rivolta in Siria, la popolazione di questo campo (di solito uno dei più piccoli, con circa 3.500 abitanti) è più che triplicata. Proprio perché uno dei principali punti di ingresso dalla Siria, nella Valle della Beqaa, inoltre, si sono iniziati a formare insediamenti spontanei di tende per rifugiati siriani (non palestinesi) dove si trovano circa 10.000 persone.
I Campi di Beirut (fondati negli anni ’50, così come Wavel per ospitare i profughi palestinesi), ospitano il 17% della popolazione complessiva dei rifugiati palestinesi e, come riportato da molte agenzie in questa zona vi è una generale mancanza di aiuto.

Il Campo di El Helwi, 45 km a sud di Beirut, è il più grande dei 12 campi profughi del Libano, è stato a casa per 47.000 palestinesi nel 2010 e ora ospita quasi 70.000 rifugiati.

Ci sono poi gli informal gatherings di Balbeck, Sidone e Tiro: si tratta di assembramenti informali spesso situati vicino ai campi palestinesi ufficiali e su terreni privati​​. Mentre l’UNRWA (l’agenzia per i rifugiati palestinesi) fornisce servizi diretti ai rifugiati registrati e non registrati, se domiciliati all’interno o all’esterno campi ufficiali, l’Agenzia non è in grado di costruire ripari o riabilitare le infrastrutture in tali assembramenti né può fornire servizi locali in quanto sotto la giurisdizione delle autorità locali.

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Bisogni identificati

Samira vive in una stanza con altre 12 persone - Bekaa Valley, LibanoEssendo il Libano un paese a reddito medio, i prezzi dei beni e servizi sono superiori rispetto alla Siria, pertanto i rifugiati hanno difficoltà a coprire le necessità per le loro famiglie. Si calcola, infatti, che le esigenze economiche di base per 1 mese in Siria bastano solo per 1 settimana in Libano.

I bisogni più urgenti, secondo i dati raccolti sino a ora, sono i seguenti:
Beni alimentari: essendo la maggior parte dei rifugiati senza lavoro, non avendo portato con sé molto denaro contante dalla Siria, vi è un urgente bisogno di aiutare i nuclei familiari per soddisfare i loro bisogni alimentari.

Beni di prima necessità non alimentari: i mercati locali ed i negozi sono completamente funzionanti. Prodotti non alimentari (vestiti, materassi, cuscini, materiale per il riscaldamento invernale), i materiali da costruzione e altri prodotti sono quindi disponibili sul mercato locale.

Acqua e prevenzione igienico-sanitaria: ad oggi nessuna epidemia legata all’acqua è stata rilevata con l’eccezione di pochi casi. Tuttavia la fornitura di acqua potabile, sistemi fognari funzionanti, acqua per il lavaggio e la prevenzione igienico sanitaria sono aspetti fondamentali soprattutto nei mesi più caldi.

Affitto: la particolarità del Libano è che la stragrande maggioranza dei rifugiati sono ospitati presso abitazioni che le famiglie devono affittare spesso a prezzi insostenibili.

Istruzione: questo è stato segnalato come una delle principali preoccupazioni, sia da parte dei beneficiari che dei e partner. Nonostante l’introduzione di un doppio turno per consentire al mattino le categorie convenzionali e nei corsi pomeridiani solo per rifugiati non tutti i bambini arrivati dalla Siria riescono ad accedere al sistema scolastico. Inoltre, per coloro che frequentano la scuola, potrebbero sorgere problemi legati alle differenze di curricula (in Libano matematica è in lingua inglese, in Siria, in arabo), pertanto i corsi di recupero sono necessari per evitare il drop-out.
I bambini ed i giovani senza frequentare la scuola sono più a rischio di devianze comportamentali come bere alcol, fumo, abuso, etc.

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Le attività di Oxfam Italia per assistere i rifugiati siriani

Al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione rifugiata stiamo intervenendo con varie attività.

Mahed e la sua famiglia sono fuggiti dalla Siria e vivono in Libano
Assistenza alimentare, non alimentare ed igienico sanitaria: viene effettuata attraverso la distribuzione di buoni di acquisto al fine di non avere un impatto negativo sul mercato locale. Le famiglie siriane potranno così rivolgersi a supermercati e negozi locali portando i buoni acquisto distribuiti da Oxfam.

Assistenza per l’affitto: Oxfam ha deciso di assistere le famiglie più vulnerabili anche attraverso un aiuto economico per far fronte all’affitto spesso insostenibile visti i prezzi di mercato locali.

Acqua: fornitura di acqua potabile, ristrutturazione di cisterne per l’acqua, piccoli interventi idraulici all’interno delle abitazioni dove sono ospitati i rifugiati, recupero e/o installazione di latrine.

Istruzione: per garantire l’accesso all’istruzione per bambini e giovani attraverso la realizzazione di corsi di recupero per bambini e giovani. Vengono realizzate inoltre attività ricreative per i bambini all’interno di ambienti protetti.


In Libano lavoriamo in partenariato con le seguenti organizzazioni:
– Unione delle municipalità di Zgharta
– Associazione Najdeh
– Children of Al Jaleel center (CJC)
– Associazione Nabaa


Per visualizzare la mappa georeferenziata degli interventi già effettuati di Oxfam (Italia + Great Britain + Novib) clicca qui.

C’è tanto da fare. Vogliamo assistere circa 5.000 nuclei familiari, circa 25.000 persone.

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HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.