Insieme per vincere la povertà.

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Tax Justice Together: nuove sfide di giustizia fiscale e un segreto su Varsavia

Mi chiamo Alia Nastari, e sono un’attivista Oxfam. La più fortunata di tutti, a mio parere… Immaginatevi la scena. Squilla il telefono, mi chiamano da Oxfam Italia. Mi invitano a partecipare alla conferenza “Tax Justice Together” a Varsavia! Una due giorni in cui si incontrano (e confrontano) tante organizzazioni internazionali che collaborano sui temi di giustizia fiscale. Voi cosa avreste risposto?

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

Misha, Alia e Federico

Infilo nello zaino i maglioni più pesanti che ho e parto. Con me ci sono Misha e Federico, due collaboratori di Oxfam che lavorano alla campagna Sfida l’ingiustizia. In aereo, sospesi tra il Mediterraneo e l’est Europa, scopriamo subito di piacerci. Misha vola alto, pensa fuori dal coro. Di persone come lui ne ho incontrata solo un’altra nella mia vita. Federico è dolce e pieno di vita. È buono, si vede subito. E io mi sento felice durante tutto il viaggio, mentre rido di gusto alle loro battute.

A sera in hotel ripasso mentalmente ciò che già so del tema della conferenza: la disuguaglianza all’interno dei paesi tra pochi ricchi e tutti gli altri non è un fatto inevitabile. È frutto di tante variabili e, non ci credevo quando l’ho scoperto, un ruolo centrale lo gioca l’elusione fiscale da parte delle multinazionali. Ogni anno oltre 100 miliardi di dollari transitano dai paesi in via di sviluppo verso i paradisi fiscali. Ho letto che il palazzo Ugland House nelle Isole Cayman è sede di 18.857 società. Chissà come mai vogliono tutti avere l’ufficio lì! Inoltre, 62 persone al mondo possiedono più ricchezza di quella di tutta la metà più povera dell’umanità.

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

La timeline futura del lavoro su giustizia fiscale

Mi addormento con la testa piena di domande. La mattina dopo nella sala siamo tantissimi. Più di 80 attivisti da tutta Europa e non solo, 24 associazioni partner, 19 paesi rappresentati. Mi siedo in mezzo a Federico e Misha e incomincio ad ascoltare. La giornata analizzando i principali obiettivi per cui le organizzazioni coinvolte lavorano: lotta ai paradisi fiscali, rendicontazione pubblica paese per paese (“public country-by-country reporting”) per tutte le multinazionali, trattati fiscali con i paesi in via di sviluppo, riforme fiscali internazionali Qualcosa è già stato ottenuto. Ma ho l’impressione che le cose da fare non manchino, come testimonia la densissima timeline futura del lavoro per la giustizia fiscale. Ad esempio, entro il 2017 la Commissione Europea stilerà una propria lista nera dei paradisi fiscali. E il nostro compito sarà fare pressione perché i criteri di selezione siano inclusivi di tutti quei paesi in cui le multinazionali godono di privilegi fiscali.

Durante la pausa caffè accade qualcosa che cambia il colore della mia giornata. Mi si avvicina Coralie, che lavora per Oxfam a Bruxelles. “Non ti ho mai vista prima, sei nuova?”. Capisco allora che non sono solo Misha e Federico a essere persone squisite. Lo sono tutti: è un’invasione di sorrisi, domande, interesse, coinvolgimento. Mi sento proprio parte di qualcosa di importante.

I lavori proseguono in sessioni di gruppo. Mi colpisce il lavoro di Ana, che con Oxfam Intermón ha sostenuto l’iniziativa dei volontari spagnoli che si sono recati dalle amministrazioni locali per chiedere di premiare nelle gare di appalto comunali le imprese trasparenti e responsabili in materia fiscale. Perché non farlo anche in Italia? Assaggio per la prima volta il sapore della Polonia: zuppa alla barbabietola, ravioli ripieni di formaggio e delle simil-crepes alla mela.

La "Casa senza angoli", Varsavia

La “Casa senza angoli”, Varsavia

Varsavia per me è una città resiliente, che lecca le sue ferite incessantemente. Un posto dove la storia è dietro l’angolo. E riguarda proprio gli angoli il segreto che il nostro amico polacco Tomasz ci svela: “Vedete questo palazzo? Era la sede del Fondo per il Consiglio militare. Józef Piłsudski ordinò che venisse costruito senza angoli. L’espressione in polacco si riferisce a “senza ricorrere a tangenti”. Però fu preso alla lettera ed ecco il risultato. Oggi il palazzo è detto “Casa senza angoli””.

E in quel preciso istante Varsavia mi insegna qualcosa, che scoprirò però solo il giorno successivo. Torno in albergo ancora del tutto ignara. Tolgo la maglietta Oxfam e infilo il pigiama. Al risveglio il giorno dopo il tema è la società civile, di cui siamo portavoce. I cittadini e le piccole imprese sono i primi a pagare il conto dell’ingiustizia fiscale. L’elusione danneggia il tessuto economico, rende impossibile per le piccole e medie imprese concorrere ad armi pari con le grandi multinazionali, riduce le risorse raccolte dagli Stati, non permette di potenziare misure pubbliche a sostegno del lavoro e i servizi di base per le fasce più povere della popolazione. Tocca chiunque insomma. Ci avevate mai pensato?

Ultimo workshop: abbiamo poco tempo a disposizione per esercitarci a creare una campagna! Lavoriamo di fantasia e nascono delle idee bellissime, che non posso rivelarvi perché spero di vedere presto diventare realtà. E proprio quando pensavo di aver già visto tutto arriva il momento più entusiasmante. Viene proiettata la versione spagnola di questo video e ci interroghiamo sul perché abbia ricevuto migliaia di visualizzazioni.

 

A quel punto capisco: la Casa senza angoli! Nel video le persone si arrabbiano perché percepiscono sulla loro pelle le conseguenze dell’ingiustizia fiscale. Proprio come la Casa senza angoli ha reso reale un concetto astratto. Grazie al segreto che Tomasz mi ha rivelato avrò sempre ben chiaro che essere un’attivista significa rendere tangibile l’ingiustizia, anche quando ci sembra così lontana da non riguardarci o così grande da essere imbattibile.

Al momento dei saluti ci sentiamo così dentro i temi di giustizia fiscale che, invece del tipico “cheese”, quando scattiamo questa foto si alza il coro “country-by-country reporting!”.

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

La conferenza si chiude e abbiamo un po’ di tempo per visitare la città. Passeggio per Varsavia con più domande di prima. Perché non ci indigniamo per i soldi che ci vengono sfilati da sotto il naso dalle multinazionali? Quando rivedrò le persone fantastiche che ho conosciuto? Cosa posso fare nel mio piccolo per condividere le informazioni preziose che ho appreso in questi giorni e stimolare gli altri? Prima che me ne accorga è ora di rifare lo zaino. Aspettiamo il bus per l’aeroporto nella gelida nebbiolina del mattino. Lasciamo la Polonia carichi di aspettative per il futuro, mentre commentiamo che tornare è sempre più difficile che partire.

Alia

 

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HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.